The Transistors - Modern Landscape
(Funky Juice Records - 2008)
di Giulia Palummieri
Non sono molti gli album di qualità nell'ultimo periodo, in un'era in cui conta più l'apparire che le effettive doti, la creatività si assopisce trasformandosi in mirate operazioni promozionali di maggiore o minore rilevanza che si adagiano su un suono consolidato o cavalcano in maniera più o meno adatta un'onda vincente. Dove sono finiti i veri artisti? Cosa li differenzia dalla generazione Endemol? Se ascoltate l'album dei Transistors troverete le risposte.
Esce “Modern Landscape” secondo lavoro ufficiale di Luca “Luke” Cirillo, Maurizio “ErMan” Mansueti e Miss Ari. A cinque anni di distanza da “Atelier” si consolidano gli intenti artistici che trovano una strada più strettamente affine alla verve del gruppo, riuscendo ad infondere una sensazione di salda presa sul loro operato che trasmette un udibile senso di libertà compositiva ed agio condivisibile, rendendo l'ascolto fluido senza ricorrere ad ammiccanti stratagemmi.
Diciotto tracce, un numero ingente che generalmente mette in allarme, ma questa non è l'ipotesi, perché in questo album nulla è lasciato al caso ed è argomentato minuziosamente in un microcosmo di particolari in cui ogni più piccolo aspetto ha un preciso significato, come le tracce più brevi e strumentali: “Brillo box” (0:26), “Nude descending a staircase” (1:14), “Jellyfish eyes” (1:12) e “Dynamism of a cyclist” (1:56) ispirate e dedicate alle opere di quattro artisti (rispettivamente ad Andy Warhol, Marcerl Duchamp, Takashi Murakami e Umberto Boccioni n.d.a.).
Un album eterogeneo che spazia e s'impregna della personalità eclettica dei tre, diventando un tramite diretto tra loro e gli ascoltatori invitati ad entrare in punta di piedi nel folto immaginario che lo anima.
L'elettronica, new wave sperimentale in cui spazia questo secondo lavoro è, infatti, un concentrato di rimandi artistici, soprattutto cinematografici, quasi a creare una sorta di musica visiva che dimostra una complessa preparazione capace di non sfociare in autorefenzialismi o citazionismi a tutti i costi.
D'altronde, pionieri del cocktail/lounge in Italia, in dodici anni sono riusciti a far sopravvivere la loro indole nel periodo in cui pochi erano preparati a questi suoni o quando il genere ha perso di spessore e qualità diventando moda fino a ritornare di nicchia. Una fermezza diventata sinonimo di un lavoro mosso da una vena artistica ben radicata nella personalità e non nell'inseguimento di qualcosa che non li appartiene, quasi come se il theremin fosse il prolungamento del braccio di ErMan, i sintetizzatori vintage del braccio di Luke e la voce di Miss Ari godesse di sfumature retrò proprio perché in altri modi non poteva nascere.
Molti sono gli artisti-amici ospiti in “Modern Landscape” da Garbo in “Last train” ai Montefiori Cocktail in “Les more or less” e “A passeggio per Milano” dai Ridillo in “Paylove Syndicate” a Mangoo in “Switched on Bob”, ma non c'è un vero e proprio brano di traino, potenzialmente potrebbero esserlo tutti, in quanto ognuno è diversificato dall'altro e gode di maggiore o minore predilezione a seconda della sensibilità dell'ascoltatore.
Un ritorno gradito che vi farà perdere, ad ogni ascolto, in mondi diversi.